Una fune metallica è composta da almeno due fili metallici pieni avvolti a elica per formare una fune composita, secondo una disposizione detta avvolgimento. Le funi di diametro maggiore sono costituite da più trefoli di questo tipo, riuniti mediante un ulteriore avvolgimento. La produzione avviene con una macchina industriale chiamata trefolatrice: i fili attraversano una serie di tamburi e vengono avvolti fino a ottenere la configurazione composita finale.
In senso stretto, il termine fune di acciaio indica diametri superiori a 9.5 mm (3/8 in), mentre per i diametri inferiori si parla di cavetti o cordini. Inizialmente si utilizzavano fili di ferro battuto, ma oggi l’acciaio è il materiale principale.
Storicamente, la fune di acciaio si è evoluta dalle catene di ferro battuto, soggette a cedimenti meccanici. Mentre i difetti negli anelli delle catene o nelle barre piene di acciaio possono causare cedimenti catastrofici, quelli nei fili di una fune sono meno critici, perché gli altri fili assorbono facilmente il carico. L’attrito tra fili e trefoli provoca usura durante la vita della fune, ma contribuisce anche a compensare piccoli cedimenti nel breve periodo.

Lo sviluppo delle funi di acciaio iniziò con le applicazioni di sollevamento minerario negli anni 1830. Le funi sono impiegate dinamicamente per il sollevamento in gru e ascensori e per la trasmissione di potenza meccanica. Servono anche a trasmettere forze in meccanismi come i cavi Bowden o le superfici di comando degli aeromobili collegate a leve e pedali della cabina. Solo i cavi aeronautici hanno WSC (anima a trefolo metallico). Sono inoltre disponibili in diametri inferiori rispetto alle funi convenzionali: ad esempio 1.2 mm (3/64 in), mentre la maggior parte delle funi parte da 6.4 mm (1/4 in).[2] Le funi statiche sostengono strutture come i ponti sospesi o fungono da tiranti per le torri. Le teleferiche utilizzano funi per sostenere e movimentare carichi in quota.
